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giovedì 15 ottobre 2015

La Schiacciata di Grani Antichi dell'Osteria La Gramola











La schiacciata in Toscana è una tradizione, cotta in forno, condita con olio di oliva e salata.
Una prelibatezza, una piacevole variante al pane che il sale, qui da noi,  proprio non lo ha visto! un tocco di sapore in più per accompagnare i cibi e più spesso gli “spuntini”.
La nostra di schiacciata si tuffa nella storia, va a ricercare i grani antichi, le farine di un tempo, di quando ancora la selezione veniva fatta dalla natura e non dall’uomo! Quando ancora il grano dava il suo frutto nelle varietà vere e diverse di ogni territorio legato a stagioni ed alla sola sapiente scelta dei semi per il raccolto futuro.
Un legame, il nostro, totale con il territorio, dove grazie agli studi della Facoltà di Agraria di Firenze, è stata ripresa la coltivazione di queste antiche varietà alle quali abbiamo potuto nuovamente attingere ed utilizzare riportando sulla tavola fragranze e sapori che erano oramai perduti nel tempo.
La nostra schiacciata è proprio questo, morbida, friabile, tutta sapore e fibre, per un’alta digeribilità  ed un totale impatto biologico, un prodotto tutto al naturale, dalla nostra terra sulle nostre tavole.



Una presentazione a Villa Bardini, in uno scenario fra i più belli di Firenze, perchè la Tua osteria vuole darti sempre il meglio e continua a metterci tutto il proprio impegno.

lunedì 27 gennaio 2014

Ho scoperto il "Bardiccio"

Il Bardiccio Fiorentino


      Sempre alla ricerca della nostra storia, alla ricercsa dei sapori perduti, girovagando per notizie, libri ed antiche storie ho scoperto questo antico insaccato.

Ritornare alle origini, riportare sulla tavola i sapori di una volta per sapere cosa stiamo perdendo, recuperare le abitudini, la vita reale di ieri.. per mantenerla e potervi riaccedere in ogni momento.

Quindi il Bardiccio, già il nome ci riporta ad una Firenze d'altri tempi, un piatto ed una  necessità come solitamente erano costretti i nostri avi nel passato, "da necessità virtù" si diceva, e così sono nati tanti piatti oggi vanto dell'arte culinaria toscana ed italiana.

Il maiale, che si utilizza tutto, non si scarta niente... ed ecco questa salsiccia, più lunga del normale, con l'aroma di Firenze usato a profusione e l'aggiunta del manzo, si utilizzava nel Valdarno, dove probabilmente è nato, e la città lo ha assorbito per poi disperderlo nel progresso che ha divorato molte delle nostre abitudini. Fortunatamente qualcosa è rimasto e lentamente sta tornando fuori.
Per questo è diventato un presidio dello Slow-Food (leggete la scheda) in modo da essere protetto e dare a tutti la possibilità di gustarlo ancora. 
Ma si può trovare anche altre notizie, wikipedia si è interessata a questo (Bardiccio ) ma anche turismo in toscana e altro.. fino a diverse sagre paesane proprio in onore di questo prodotto.

Per la nostra osteria un connubio,  fra tradizione ed innovazione, lo proponiamo in una rosetta di pane toscano croccante e morbido con per pecorino toscano fuso sopra i fagioli cannellini ed un fantastico olio extravergine di oliva.. le nostre patatine!! 


martedì 7 gennaio 2014

I sapori di Toscana sono veramente tanti!

Sicuramente la caratteristica principale della cucina Toscana è la varietà di piatti, di ingredienti, di cotture ... e di storie che racchiude.
Per ogni provincia, ogni zona, ogni paese troviamo differenti sapori e ricette che restano legate alla realtà del territorio, alla storia, alle diverse produzioni agricole che hanno fatto la fortuna della Toscana.
Quindi non solo sul mare... Pesce! Nel Chianti .... vino!  Ma anche tante altre particolari realtà  e dettagli che fanno la differenza ma che oggi, a prima vista non notiamo e che però dobbiamo ricercare per capire le peculiarità di questo territorio meraviglioso.
Per spiegare tutto questo bisogna tornare indietro nei secoli, e ricostruire la storia di questa terra che da sempre è stata spezzettata e sminuzzata in migliaia di stati e staterelli che vivevano chiusi nelle loro realtà. 
Possiamo tornare indietro al feudalesimo per trovare la più alta frammentazione mai vista di territori autosufficienti, retti da un economia propria che si sviluppava all'interno anche per i dazi e le gabelle che si pagavano semplicemente attraversando quelle che oggi potremmo definire le "dogane" ai confini di ogni territorio. Ma col passare degli anni non cambiò niente anzi... Arrivammo all'età dei comuni, le città stato, per poi trovare Firenze quale "centro del mondo" almeno dal punto di vista bancario, e qui, che i territori iniziarono ad unirsi, anche se i vari punti di potere tenevano ancora ben strette le loro maglie. Firenze, con i Medici, Siena, con l'influenza della Chiesa, Pisa, da sempre antagonista della città del fiore. L'unione vera, fisica, ed anche delle persone si è raggiunta solo oggi, con l'unità d'Italia, 
Questo lo sentiamo bene nella lingua, ogni città, ma anche ogni paese ha il proprio gergo, i propri modi di dire, ed anche se non ci facciamo più molta attenzione basta poco per rendersi conto che anche per la cucina è la stessa cosa, ci sono piatti che cambiano le loro caratteristiche anche solo con pochi chilometri di distanza, quando addirittura non troviamo vede e proprie rivoluzioni.
Siena e Firenze ne sono sicuramente l'emblema. Sono state da sempre acerrimi nemici, i loro confini sempre in guerra, una sotto l'influenza della Chiesa, l'altra sotto gli interessi politico/bancari delle Signorie, due modi di vedere e costruire il futuro completamente diversi, e così troviamo due lingue molto diverse e due cucine con piatti addirittura esclusivi per ognuna delle città;
come il peposo di Firenze o per Siena i dolci del Natale, cavallucci, ricciarelli, panforte.
Ma ci sono poi differenze meno marcate ma sempre da evidenziare, il lampredotto, o più comunemente la trippa, che sicuramente erano apprezzati ovunque, ma solo a Firenze trovavamo un "trippaio" ad ogni angolo della via, come se questo fosse l'unico piatto che tutti volevano, o che potevano permettersi! 
Il pane sciapo, senza sale, che sta sempre più ampliando il proprio bacino di interesse, era tipico di Firenze in quanto Pisa, a causa del l'ennesima guerra, aveva bloccato l'Arno ed il sale non arrivava più, quindi fu naturale dare alle pietanze più sapore, aiutati anche da un vino  forte e potente del territorio, il Chianti, ed anche quando il sale tornò ad abbondare oramai un pane così serviva a bilanciare e calmare la potenza di certi piatti ricchi e decisi.
Ci sono poi piatti che hanno lo stesso nome ma che cambiando zona variano gli ingredienti, come l'acqua cotta, che nel grossetano troviamo con l'uovo ed invece salendo sulle colline, nel Casentino, si arricchisce di funghi. 
Il cacciucco di Livorno, le "cèe" particolari della foce del fiume Cecina, oggi vietatissime...
A Lucca il buccellato, a Montecatini e Pistoia "i beffa notti".
Ma potrei continuare così all'infinito, mi piacerebbe lasciare a voi il piacere di vagare per la nostra regione e scoprire i piatti ancora unici e caratterizzanti di ogni zona o paese o..... che incontrerete...
In attesa di leggere le vostre scoperte..

lunedì 6 gennaio 2014

CARABACCIA - La zuppa di cipolle di firenze



Che nome buffo!  Ma come poteva essere diversamente a Firenze?
 Carabaccia deriva dal greco karabos che significa “barca a forma di guscio” che sicuramente si riferisce al contenitore con la quale si serviva. Infatti nel ‘500 la zuppiera si chiamava carabazada  ed è con questo nome che Cristoforo Messisburgo nomina questa zuppa  nel suo famoso ricettario.
La carabazada o carabaccia era la zuppa di cipolle,  di Firenze semplice e dal sapore deciso, come i fiorentini,  era un piatto che pare fosse molto amato anche da Leonardo da Vinci che da buon vegetariano lo esigeva anche ai banchetti  ufficiali.
Questa zuppa,  certamente, fu una delle ricette che Caterina de’ Medici si portò in Francia, e la “francesissima” soupe d’oignon non è altro che una discendente diretta della carabaccia fiorentina.
Per parlare della ricetta originale bisogna tornare alle realtà del tempo, infatti,  durante il Rinascimento si usava molto esaltare il gusto dolce dei cibi, e quando gli ingredienti non lo permettevano si univa miele o zucchero. Famoso i tortelli di zucca alla mantovana, che Messisburgo richiama nella sua opera, dove per esaltare questa sensazione vengono aggiunti addirittura gli amaretti. Le spezie poi erano la conclusione logica in contrapposizione al dolce  e soprattutto per le tavole ricche come status da esibire ai propri ospiti.
 La cipolla porta con se tutto questo, è molto ricca di zuccheri,  ha una sua sensazione sapida e “piccante” che necessariamente, in questa ricetta, dobbiamo riuscire ad esaltare completamente, per dare i veri sapori di una volta e mettere il nostro ospite di fronte a qualcosa di realmente diverso. Un piatto ricco e superbo che deve essere onore ed orgoglio di ogni fiorentino visto i risultati che pochi prodotti umili di questa terra, se usati nel modo giusto riescono ad esprimere.
Questa una delle tante ricette…
…ma vi aspettiamo per assaggiare la nostra all’Osteria la Gramola  (www.gramola.it) per  conoscere il vostro commento.
La ricetta : Carabaccia fiorentina

3 cipolle rosse di Certaldo
300 ml di brodo vegetale (1 carota e 1 gambo di sedano, olio e sale)
Olio exreavergine di oliva delle colline di Firenze
2 cucchiai di mandorle tritate
1 cucchiaio di aceto
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaino di cannella in polvere
parmigiano grattugiato
Affettare  finemente le cipolle e metterle in una casseruola di coccio con olio evo.  Rosolare per qualche minuto e poi farle lentamente appassire.
Aggiungere il brodo vegetale preparato in precedenza con carota e sedano, versando anche i pezzi di verdura nella zuppa, perché aggiungessero sapore.
Dopo un po’ aggiungere le mandorle tritate, un cucchiaio di aceto, lo zucchero e la cannella.
Lasciare cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti.
Mettere la zuppa in recipienti monoporzione che potessero andare in forno. Spolverare  di parmigiano grattugiato, zucchero e cannella e passare per qualche minuto sotto il grill del forno.

domenica 5 gennaio 2014

Osteria La Gramola - dove la toscanità è di casa

Un locale caldo ed accogliente dove troverete i piatti della tradizione toscana, proposti nelle preparazioni originale e con gli ingredienti del territorio.
La tradizione ed i sapori veri del Chianti proposti dallo Chef Cecilia Dei
La cantina, molto interessante vi sarà proposta nei migliori abbinamenti usufruendo dell'aiuto del Sommelier Massimo Marzi